Wolfango De'Serenissimi Mozartini

Wolfango De’Serenissimi Mozartini

Wolfango De'Serenissimi Mozartini

Venezia, Ca’ Rezzonico, 27/28 febbraio ore 21
Padova, Palazzo Zabarella, 13 marzo ore 21

Mozart. Come diventare un vero veneziano in un mese

dal libro Mozart. Un mese a Venezia di Paolo Cattelan
con Alessandro Haber
Musiche di W.A. Mozart, A.Vivaldi, G.Tartini, Anonimi veneziani del sec. XVIII
Susanna Armani soprano,  Federico Guglielmo violino principale
L’Opera stravagante
Luca Mares, Giorgio Baldan violini, Vania Pedronetto viola, Francesco Galligioni violoncello, Alessandro Sbrogiò contrabbasso, Ivano Zanenghi liuto
con la partecipazione di Michela Degano, Sandra Mangini, Pietro Pilla
Luigi Gardenal allestimento e pittura di scena live
Francesco Lopergolo multivisione
prima rappresentazione assoluta

Dopo la caduta della Serenissima, in una Venezia che ha perso la propria identità storica, in una Venezia sprofondata nel nero in tempo di carnevale, si ritrovano gli ultimi testimoni del soggiorno di Mozart. Sono due sorelle ch’egli stesso aveva soprannominato “perle ricone” e una misteriosa cortigiana di nome Penelope Mozart. Corte del Lion Bianco e San Cancian sono i luoghi frequentati da Mozart, ed è qui, dove Mozart incontra i nostri personaggi, che si inscena una improbabile commedia della memoria. Il compito di condurre il pubblico nel labirinto della narrazione è affidato alle suggestioni di Alessandro Haber. Così la realtà storica si mescola al teatro, alla musica e alle immagini. Al solare incontro di Mozart con Venezia – i giochi, le fantasticherie su come diventare un vero veneziano in un mese, le bizzarrie di un piccolo serraglio borghese – segue una parte più musicale con una galleria di ritratti al femminile. Conclude un finale polifonico dove il ruolo dello storico e delle spettrali apparizioni si intrecciano sempre più. E nella stretta conclusiva, a sciogliere i nodi superando ogni possibile previsione, arriva l’ombra di Don Giovanni…

Padova, Chiesa degli Eremitani, 11 maggio 2006 ore 21
In exitu Israel de Aegypto. Da Padova a “Requiem” 1771-1791

Wolfgang Amadeus Mozart
Lodi al gran Dio da Betulia liberata (1771 Kv 118)
Maurerische Trauermusik (1785 Kv 477)
Requiem (1791 Kv 626)
Coro da camera di Mosca
I Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone
Produzione realizzata nell’ambito di Veneto Festival

Una particolarissima relazione musicale, simbolica e spirituale si instaura tra tre opere mozartiane a causa di una melodia, non di Mozart, ma a cui evidentemente egli affida un profondo significato. È l’antichissima melodia salmodica detta anche metaforicamente “tonus peregrinus” per il singolare particolarissimo andamento instabile e discendente del tenor. È opinione abbastanza diffusa tra gli odierni studiosi, sebbene non da tutti condivisa, che questo semplice canto gregoriano discenda direttamente dalla musica ebraica e dall’uso liturgico sinagogale. Poche erano le antifone cantate su questa melodia, la più antica di esse fu Nos qui vivimus, ultimo versetto del Salmo 113 In Exitu Israel de Aegypto, che finì per essere indissolubilmente legata al tono peregrino. Nel Settecento padre Martini identificò addirittura nel regale profeta Davide il compositore di questa melodia. La cronologia delle tre opere mozartiane in questione è tale da descrivere un arco che collega i momenti salienti della creatività del Genio fino all’epilogo della sua biografia artistica. La prima volta il “tono peregrino” risuona in Re maggiore sui versi dell’azione sacra di Metastasio intitolata Betulia liberata, una fortunatissima versione della storia biblica di Giuditta e Oloferne che Mozart musicò nel 1771 per Padova su commissione del competente mecenate amico di Tartini, Don Giuseppe Ximenes De’ Principi D’Aragona. Più precisamente è il Coro, nel numero conclusivo della partitura (Lodi al gran Dio), che intona l’inconfondibile canto in risposta a Giuditta mentre quest’ultima riepiloga liricamente i fatti attraverso cui è giunta la liberazione dall’assedio degli Assiri. La seconda volta che Mozart usa questa melodia è nel 1785 a Vienna nella Maurerische Trauermusik in Do minore in una nuova sorprendente versione strumentale. Il sacro canto pertanto vi risuona allusivamente senza parole, in un morbido impasto di clarinetti e corni di bassetto nella parte centrale di questa composizione sinfonica che per i ricercati colori dell’orchestrazione, la forma, e l’inedito uso del silenzio come potente mezzo di espressione è oggi unanimemente considerata un capolavoro. La terza volta che la melodia del salmo In Exitu Israel ricompare è nella Messa da Requiem lasciata incompiuta nel 1791. Il trattamento che Mozart le riserva è ancora diverso e sottointende una immaginaria e simbolica continuazione del discorso sulla spiritualità e la coscienza dell’umana finitudine. È un soprano solo che la intona nell’episodio del Te decet hymnus Deus in Sion dell’Introitus, fondendosi subito dopo, per un’ultima ripresa collettiva, nel fraterno abbraccio della voce del coro.

Padova, 31 maggio 2006, Palazzo Zabarella ore 17, Cinema Mpx multisala ore 21
Mozart in “Noi tre”
Incontro con Pupi Avati

partecipano Paolo Cattelan e Sergio Durante
Seguirà presso il Cinema Mpx la proiezione del film
Noi tre (1984) regia di Pupi Avati

In un delicatissimo e splendido film intitolato Noi tre (1984) Pupi Avati rievoca il soggiorno di Mozart a Bologna (1770) e nelle tenute di campagna del Conte Gian Luca Pallavicini, immaginandolo partecipe di una giocosa liaison erotica tra adolescenti mentre quotidianamente si reca a studiare con padre Martini, una delle figure di maggior spicco incontrate nel corso del suo primo viaggio in Italia (dicembre 1769- marzo 1771). Compositore, didatta, storico della musica, “definitore perpetuo” dell’Accademia Filarmonica di Bologna, padre Martini non era affatto chiuso in un ottuso accademismo: andò incontro al talento di Mozart senza pregiudizi e quest’ultimo ottenne l’ambito titolo di Accademico Filarmonico grazie a lui. Direttamente ispirate ai documenti conservati a Bologna, le ultime poetiche sequenze del film di Pupi Avati mostrano padre Martini che interviene di suo pugno a correggere la prova d’esame di Wolfgang troppo distratto dalla sua immaginazione e dal desiderio della natura per contenere la sua pagina entro le regole del contrappunto osservato…

Padova, Palazzo Zabarella, 29 giugno 2006 ore 21
Mozart fa Da Ponte
Storie di teatro, musica, amore e denti nell’autobiografia del poeta di Mozart

di e con David Riondino
Musiche di Anonimi veneziani (sec. XVIII), Wolfgang Amadeus Mozart, Giuseppe Gazzaniga, Giambattista Pergolesi, Luigi e Federico Ricci
Susanna Armani soprano
Ensemble L’Opera stravagante
Luca Mares, Giorgio Baldan violini, Vania Pedronetto viola, Francesco Galligioni violoncello, Alessandro Sbrogiò contrabbasso, Ivano Zanenghi liuto

Lorenzo Da Ponte, nato a Cèneda (Vittorio Veneto) nel 1749, scrisse le sue Memorie a New York tra il 1823 e il 1830 dove era da tempo emigrato per sfuggire ai creditori.
Il mito postumo di Mozart aveva già allora attraversato l’oceano e fu per questo che il poeta, non vedendovisi mai ricompreso, decise di prendere la penna e scrivere “di sé da sé medesimo”. Le Memorie sono un romanzo autobiografico non sempre storicamente attendibile, ma di straordinaria finezza letteraria in cui l’autore si fa alfiere della letteratura italiana illustre, ma prende anche appassionatamente le difese della vituperata lingua poetica del melodramma, quella da lui stesso rappresentata nel solco della “scola” di Metastasio e Goldoni. Nelle Memorie Eros intreccia costantemente la narrazione delle esperienze artistiche, formando il ritratto di un libertino ironico e sensibile che porge sempre divertimento al lettore, se narra degli effetti felici dell’esercizio dell’ars amatoria, se delle conseguenze che sono talvolta disastrose. Così la vendetta di un geloso che gli procurerà la sventura di perdere tutti i denti, viene trasformata, da drammatico episodio, in giocoso leitmotiv che apporta diversi generi di metafore riferite ad una sorta di “poesia da mangiare” con la vita di tutti i giorni. A Giuseppe II che dice del Don Giovanni “Non è pane per i denti dei miei viennesi” Mozart risponde “Diamo loro il tempo da masticarlo”. E alla fine anche il nostro, diventato poeta-pasticciere a New York, commenta a tema l’attività della sua bottega: “Qui si vendono zuccherini e crostate italiane; e se alcuno entrerà nel mio magazzino, gli farò vedere il Petrarca o qualch’altro de’ nostri poeti, e sosterrò che sono i nostri più dolci zuccherini, per chi ha denti da masticarli”. Fervoroso estimatore della lingua dapontiana e fine dicitore, David Riondino ha sapientemente ridotto le Memorie a un ciclo di letture in quattro vasti episodi riferiti ai luoghi principali della autobiografia del poeta veneto (Venezia, Vienna, Londra, New York). Le letture diventano poi ‘quasi spettacolo’ grazie all’intreccio del testo con musica eseguita dal vivo nelle forme di una esilarante successione antologica della librettistica tra Sette e Ottocento.

Padova, Auditorium “Cesare Pollini”, 12 settembre 2006 ore 21
La musica di Don Giuseppe Ximenes, signore dell’oratorio e mecenate di Mozart

La Passione di Gesù Cristo (Padova 1768)
Musica di Johann Gottlieb Naumann (1747-1801), poesia di Pietro Metastasio
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro “La Stagione Armonica”
Sergio Balestracci direttore
prima esecuzione assoluta in tempi moderni

Il musicista sassone Johann Gottlieb Naumann frequentò Padova per oltre dieci anni, dal 1754 al 1768 circa, divenendo l’allievo favorito dell’ultimo Tartini benchè egli non fosse violinista. Fu infatti un apprendistato poetico, ideale, teso al “secondo significato” mistico delle teorie armoniche tartiniane. Non solo, Naumann fu anche fortemente appoggiato, a Padova, dal riservato cenacolo dei più intimi amici del piranese, lo stesso che accolse Mozart commissionandogli, nel 1771, Betulia liberata. Nel 1768, mentre era ospite nella casa del compositore Giovanni Ferrandini, Don Giuseppe Ximenes gli ordinò la composizione di una grande azione sacra sul testo metastasiano della Passione di Gesù Cristo, eseguita nella Chiesa dei Gesuiti nello stesso anno e nel 1769. Naumann la ripropose anche a Dresda nel 1787 e nel 1789. Naumann compì una brillante carriera girando gli stati del Nord e la concluse come apprezzatissimo maestro di cappella a Dresda dove, insieme all’amico Joseph Schuster (anch’egli introdotto in gioventù nel circolo padovano), rappresentò un ramo importante del classicismo musicale europeo. Uscì, subito dopo la sua morte, una voluminosa e importante biografia (Lipsia 1803) a firma di August Gottlieb Meissner, che costituisce ancor oggi una testimonianza eccezionalmente preziosa e puntuale sull’ambiente musicale padovano del mecenate di Mozart, di Tartini e Ferrandini. Significativamente Meissner fa risalire proprio agli incontri con questa compagnia padovana il primo approccio di Naumann ad un’ideologia di chiaro ascendente massonico di cui poi il Sassone sarà convinto adepto. Così come Mozart collega musicalmente, enigmaticamente, Padova e Betulia alla Maurerische Trauermusik e Requiem, Naumann ci racconta più esplicitamente Tartini in veste di gran maestro e in atto di guidare l’allievo sul difficile sentiero dei Templi della Saggezza e della Vera Arte.

Venezia, 25 settembre 2006
Padova, 26 settembre 2006
Metamorfosi di Elvira

con la partecipazione di Giulia Lazzarini

Da un incontro con Giulia Lazzarini, in una tarda e radiosa mattinata veneziana, nasce una riflessione sulle figure femminili del teatro mozartiano. Sono archetipi culturali ancora attuali? Giulia Lazzarini è l’indimenticabile interprete dell’Elvire-Jouvet 40 che Giorgio Strehler ha messo in scena e interpretato al suo fianco nel 1986. Elvira o la passione teatrale, questo il titolo del testo nella traduzione curata dallo stesso Strehler (e documentata in un importante video), s’incentra sul solo monologo dell’addio di Elvira a Don Giovanni in Molière. Nell’intreccio di Jouvet, Strehler, Molière, Mozart e delle diverse interpretazioni dello stesso personaggio prende vita un caleidoscopico mondo femminile dove la modernità si sovrappone alla contemporaneità invitandoci a scrutare nello stretto ambito dell’incomunicabilità tra i sessi. Così come in Mozart e Da Ponte Elvira è l’angelo della salvazione che annuncia in realtà all’amato un’incipiente caduta nel baratro, in Strehler e Jouvet ella non si rivolge più all’altro, ma in realtà a se stessa. Tenta con un improbabile artificio alchemico di cambiare la propria passione in pietà, ma si arrende alla reale inadeguatezza di lui che non esiste di per sè, ma solo come proiezione del desiderio di lei.

Padova, Auditorium “Cesare Pollini”, 20 ottobre 2006 ore 21
nell’ambito dei festeggiamenti per l’inaugurazione dell’Anno Accademico
Il Don Chisciotte

Due intermezzi per musica (1746) di Giovanni Battista Martini (Bologna 1706-1784)
Edizione urtext della partitura a cura di Letizia Piva
interpreti vincitori del concorso di canto “Wolfango De’ Serenissimi Mozartini” (svolgimento maggio-giugno 2006)
orchestra Officina Filarmonica “Cesare Pollini”
allestimento scenico Antonio Panzuto
prima rappresentazione in tempi moderni
in collaborazione con il Conservatorio di musica “Cesare Pollini” di Padova

Pochi ancora sanno che padre Martini, con cui Mozart studiò il contrappunto a Bologna nel 1770, non fu solo autore di musica liturgica. Sul versante teatrale il titolo di gran lunga più interessante è il Don Chisciotte, del 1746, un doppio Intermezzo (una breve opera buffa in due parti) con due soli personaggi cantanti (Don Chisciotte, Nerina) e un personaggio muto (Sancio Panza). L’orchestra è un’agile formazione di soli archi. L’opera, dedicata a uno dei miti letterari più importanti della modernità intera, poco c’entra, se vogliamo, con la storia di Cervantes. Ne fa però occasione di una provocazione culturale, traducendo lo spirito visionario e trasgressivo del personaggio in fini licenze dalle convenzioni musicali settecentesche dell’Intermezzo. Il Don Chisciotte quindi volge in assurdo la classica disposizione della trama: come già nella celeberrima Serva padrona di Pergolesi, vi si inscena il parlamento dei sessi, ma senza giungere alla rassicurante riconciliazione finale… Nel DVD che si collega alla prima esecuzione in tempi moderni del Don Chisciotte, Pupi Avati, ripercorrendo la genesi del film Noi tre, introdurrà la figura di padre Martini in relazione a Mozart; storici della musica e dell’arte ne compendieranno il racconto sia sul versante del soggiorno mozartiano nel Veneto, sia su quello della fortuna del mitico personaggio cervantino (che ha or ora compiuto 400 anni). E che la storia di Don Chisciotte godette a Padova di un vasto interesse nella seconda metà del Settecento lo testimonia uno squisito, rarissimo, ciclo di affreschi tutt’ora conservati in Palazzo Sambonifacio… Infine il DVD documenterà l’allestimento dell’opera la cui parte scenografica è affidata alle suggestive creazioni del teatro di figura di Antonio Panzuto. Fulcro però di tutta l’iniziativa è l’orchestra Officina Filarmonica “Cesare Pollini” di nuovissima formazione: un progetto attraverso cui il Conservatorio intende riprendere l’illustre tradizione, mai esauritasi, dell’arte dell’arco. Affiancherà i lavori di formazione dell’orchestra un agile concorso di canto, indetto presso i conservatori di Padova, Rovigo e Adria, i cui vincitori sosterrano i ruoli del Don Chisciotte.

Padova, 13 dicembre, Venezia, 15 dicembre 2006
Vita di Lorenzo Da Ponte

Scritta da Andrea Zanzotto e Luciano De Giusti per un film-TV, 1988, inedita
Adattamento teatrale a cura di Andrea Zanzotto, Luciano De Giusti
prima rappresentazione assoluta

Dalla sua Pieve di Soligo Andrea Zanzotto, mentre scruta tra passato e presente, si occupa di Lorenzo Da Ponte. Forse perché Da Ponte (quasi suo alter ego?) rappresenta, attraverso un gioco di opposti complementari, un altro modo di essere poeta. Infatti la biografia del poeta drammatico di Cèneda è un vertiginoso divorare di luoghi, avvenimenti, storie che la memoria può solo faticosamente trattenere. Zanzotto, quindi, coglie l’opportunità di una riflessione sulla vita di Da Ponte e la concretizza in un testo inedito scritto nel 1988, in collaborazione con lo storico del cinema Luciano De Giusti, per un film TV in quattro puntate putroppo mai realizzato. Così considerando l’occasione dell’85° compleanno di Andrea Zanzotto e del 250° di Mozart, abbiamo proposto al poeta di recuperare quel lavoro per trarne uno spettacolo in cui la vicenda, che fa perno su una data, il 1823, vede Da Ponte, anziano, stabilitosi definitivamente a New York, scrivere le sue memorie durante un nuovo viaggio immaginario… i flashback dei suoi ricordi scorrono alla stessa velocità con cui brucia il tempo residuo della sua esistenza… Un lavoro ambizioso, dunque, che si avvale di importanti collaborazioni e che non mancherà di riservarci interessanti sorprese.

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